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Full text of "S[ant’] Agata nobilissima giovane : coronata d’anni circa 18 in Catania a’ 5 di febbraio nel 251."

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GIOVANE ITAIIANA 

BENEMERITA 

DELLA SUA PATRIA 



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Hoiior Deo. 

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CORONATA D'ANNI CIRCA 18. 



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BOLOGNA 

Tipografìa GoYeriiativa alla Volpe 
1849. 



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ublichiamo l'istoria d'una elettis- 
sima Giovane, siciliana di patria, di na- 
scimento illustre, ricchissima di sostanze; 
tutta spirito e brio per natura; di cuor 
gentile e magnanimo, che nel più bel fior 
degU anni perì, ma gloriosamente, vittima 
d' un impudico tiranno. Questa noi pre- 
sentiamo alle giovani massimamente ita- 
liane come un modello da ritrarsene belle 
copie in fatto di civiltà vera, di vera sa- 
viezza, d'illibatezza ne' costumi, della più 
soda ed eroica virtù, che l'Evangelio pre- 
scriva a' seguaci del Redentore. L' unione 
ammirabile che noi scorgiamo in Lei d'ogni 





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più rara qualità esteriore con quelle in- 
terré della mente e del cuore, la rende 
afjli occhi nostri un vero capo lavoro del- 
la natura e della grazia, e molto più fa- 
cile ad imitarsi, tranne il martirio, che 
altri forse non crede. Celebre negli annali 
deir Italia Cristiana formò già per M. se- 
coli r ornamento e la gloria della Chiesa 
Cattolica, ma bisogna confessarlo, Ella è 
caduta purtroppo nelTobblio, ed è oramai 
quasi sconosciuta affatto alla maggiore e 
forse anche miglior parte della generazio- 
ne presente, la quale oh quanto affetto 
le prenderebbe e con quanto suo prò , se 
le venisse fatto di risaperne in dettaglio 
ristoria! Ne questa è la sola; che ben' al- 
tre molte ne abbiamo, la Dio mercè, tutte 
proprio nostre, nate, vissute e morte in 
questa nostra Italia un tempo fortunatissi- 
ma ; e vorremmo pure ravvivarne al pos- 
sibile la memoria, perchè dimenticate pur- 
troppo anch' esse. Frattanto ne piace di 
cominciar da questa , la quale se ne ha 
bensì molte uguali nel merito delle virtù, 
non ha però chi forse almeno la superi 
nel complesso delle circostanze sue, tutte 
degne di risapersi. 

Agata, che tale è il nome di questa 
giovane principessa, nacque a Catania verso 







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V2) 7 cB^ 

Tanno di Cristo 254. (4), nella quale città, '^ 
siccome io Palermo cui spettava egual- 
mente , la sua famiglia godeva il primato 
per nobillà, per sostanze, per ogni titolo 
d' umana grandezza. Verso i dieci anni 
deir età rimase priva del padre e della 
madre idolatri , e in mano a^ tutori che 
l'affidarono ad una savia matrona, cristia- 
na air insaputa d' essi. Non è possibile de- 
scrivere partitamente il complesso maravi- 
glioso delie sue qualità esteriori ed inter- 
ne. Parve che la natura e la grazia con- 
corressero a gara nel formare questa gio- 
vinetta ammirabile, volendo come riunire 
in Lei sola quanto di più amabile e bril- 
lante Puna, di più eroico e perfetto T al- 
tra, sapessero immaginare e porre in ope- 
ra. Ingegno pronto e svegliato , saviezza 
oltre r età, temperamento vivace assai, in- 
dole d'oro, carattere fermo, sincero, do- 
cile, disinvolto; un cuore il più ben fat- 
to che possa desiderarsi, grato nobile e 

(i) Quattro anni prima^ cioè nel 250. la celebre giova- 
ne principessa santa Cecilia vergine sposa e martire termi- 
nava a Roma i suoi giorni a' 22. di Novembre. Nel 255. poi, 
un anno dopo il nascimento d'Agata, un'altra non meno 
illustre Donzella somigliantissima a Lei per nobiltà, per 
bellezza, per età, e presso a poco nelle medesime circo- 
stanze trionfava pure a Roma confessando la fede (Ji Cristo. 
Era questa l'illustre j]iovinetta santa Martina unico ram- 
pollo della prima famiglia Romana. 



4 






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generoso, ma è d'uopo confessarlo (però 
a sua gloria ) forse anche troppo natural- 
mente inclinato al tenero negli affetti. 
Quanto alPesterior forma della persona, 
ella corrispondeva perfettamente alT inter- 
na deir animo, e almeno finche visse, non 
ebbe mai una pari ^ né chi le somigliasse 
da vicino , e fu la piii leggiadra e avve- 
nente donzella fra le bellissime di tutta 
la Sicilia. 

Sopra un fondo così raro preparato 
dalla natura, non è a dire con quanta cura 
ed affetto si ponesse a lavorare T eccellen- 
te maestra: da tutto volle e seppe trarre 
vantaggio, e fece servire ogni piìi bella 
qualità d'Agata alla virtù ed alla grazia. 
Le parlò della Religione Cristiana, di Dio, 
del Redentore, della Vergine Madre, della 
gloria immensa ed eterna de' Beati nel 
Cielo; e la cara fanciulla non appena se 
ne udì ragionare, volle con un trasporto 
indicibile esser tutta di Cristo. Cresceva 
ogni giorno in virtù e bellezza, e con una 
stupenda disinvoltura cominciò subito a 
praticarne gì' insegnamenti e le leggi an- 
che più ardue. Ne sentiva, è vero, tutta 
la difficoltà, che figlia di Adamo era an- 
ch' essa e non di sasso , ma quel cuore 
magnanimo non si fece imporre giammai; 



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perchè riputava bassezza indegna di sé V ar- 
restarsi solo, non che cedere a qualunque 
ostacolo o ripugnanza le si frapponesse nel- 
r adempimento più esatto de' propri doveri. 
Tante qualità naturali riunite in Lei , so- 
prattutto quella mente svegliata, quel brio, 
quell'indole ardente, quel cuore troppo 
sensibile, quelT esser libera di se medesi- 
ma, con un patrimonio immenso, nel più 
brillante fior dell'età fra gì' idolatri, costi- 
tuivano per Lei un maggiore , anzi un 
quasi certo pericolo di cadute e di rovi- 
ne , ma voleva Iddio formarne tale un 
modello da illuminarne altre, altre da in- 
coraggiarne, e finalmente da togliere ogni 
scusa e pretesto a quelle che vigliacche o 
sviate vorrebbono giustificarsi con la diffi- 
coltà dell' impresa , con le circostanze di- 
verse del naturale, della condizione e del 
secolo in cui vivono. 

Entrava oramai nel decimosesto anno, 
e pareva giunta all'apice d'ogni perfezio- 
ne soprannaturale e umana desiderabile in 
creatura mortale. In ogni angolo della Si- 
cilia risuonava gratissimo e adorato il suo 
nome; dovunque si parlava d'Agata, e ce- 
lebravasi con entusiasmo questo comples- 
so di tante doti straordinarie, che la ren- 
devano r idolo d' ogni cuore. Quel che è 








v:d 40 (XV 
nondimeno più da stimarsi in una giovane 
come questa, non si lasciò mai aggirare 
il capo, o ammollire il cuore da tante 
lodi, e dall'universale straordmario affetto 
per Lei, che benissimo conosceva. Anzi 
ebbe sempre il coraggio di professare la 
Religione Cattolica publicamente fra' suoi 
connazionali quasi tutti allora idolatri , 
quando il farlo costava i beni e la vita, 
perchè or più or meno sempre infuriava- 
no le persecuzioni a que' tempi; e quando 
persino gli altri Fedeli solevano, e lecita- 
mente ne' debiti modi, astenersi in publico 
da ogni positiva dimostrazione d' essa. 

Si trovavano a questo punto le cose, 
quando V anno 250. venne a governar la 
Sicilia in ufficio di Pretore Lucio Quin- 
ziano consolare e degno ministro del cru- 
delissimo Imperatore Decio. Risiedeva egli 
a Catania, e come prima riseppe d'Agata 
e la vide, fierameute se ne invaghì. Me- 
tropoli di tutta l'Isola era Palermo, ma 
non sarebbe da maravigliarsi, che per la 
Giovane appunto volesse Catania per sua 
dimora, dove allora quella abitava: certo 
a spiegare il fatto non v'ha forse in man- ^ 
canza di positivi documenti, altra ragione 
più naturale di questa. Comunque sia, egli 
ne divenne ben tosto pazzo e frenetico 






tanto , che senz' altro cominciò passionata- 
mente a corteggiarla per altrui mezzo, non 
potendolo di persona, giacche ElTera cu- 
stoditissima. Le fece significare la sua in- 
tenzione, le sue brame ardentissime d'es- 
ser tutto cosa di Lei ; ma n' ebbe anche 
per tutta risposta , una ripulsa la più secca 
ed assoluta. Gli amanti già non disperano 
mai di ottenere T intento, e sempre vivo- 
no di lusinghe: tanto più Quinziano, che 
oltre r ingegno, aveva pel suo grado mille 
aiuti e mezzi e risorse da conseguire lo 
scopo, e ad ogni modo quello di costrin- 
gerla con la forza. Quale un vasto incen- 
dio che rinvigorisce e raddoppia e infuria 
col versarvi sopra una quantità non ecce- 
dente d'acqua, così egli alla nuova della 
ripulsa benché decisa e immutabile, se ne 
infiammò più che mai. Sono incredibili i 
tranelli, gl'intrighi, le macchine che ado- 
però per mille vie dirette e indirette allo 
scopo di sedurla e farla cedere: e di per- 
sone esperte al bisogno n'ebbe pur troppo 
una dovizia. Ma per quanto il Demonio 
gli assottigliasse l'ingegno, non potò mai 
spuntarne una sillaba di speranza o almen 
di lusinga; che la Giovane intrepida e fer- 
ma come uno scoglio di vivo sasso ^ sem- 
pre cauta e vigilante , seppe sventargliele 



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tutte. Non già che Agata non sentisse al 
vivo il solletico della passione, circondata 
com'era per ogni parte dalle grandezze, 
dagli onori, dagli agi e piaceri, e con un 
cuore per giunta sensibilissimo, e con un 
naturale così ardente, quale sopra abbia- 
mo accennato; ma qui è appunto dove ri- 
salta maggiormente il suo merito, per aver 
saputo e voluto reprimere costantemente 
la rea passione, e domarla terribilmente 
combattendo se stessa , fino a riportarne 
completa !a vittoria , e per essa il trionfo. 
Anzi Ella e forse la sola fra le prime Gio- 
vani Martiri della Chiesa, di cui almeno si 
legga riferita una simile circostanza, e noi 
la volemmo qui appositamente notata a 
conforto e norma di quelle sue pari, che 
o per loro imprudenza, o anche per di- 
sposizione divina venissero molestate sicco- 
me Lei. Tutto questo però gioverebbe poco, 
quando se ne tacesse il meglio, o almeno 
il pili bello e necessario a risapersi; ciò 
sono il modo e le armi che adoperò per 
uscirne vittoriosa. Non appena s'avvide del- 
l' imminente pericolo, diffidò di se stessa 
e delle forze sue, ma non per modo che, 
o s'abbattesse dell'animo e disperasse, ov- 
vero presumesse tutto dalla grazia , senza 
adoperare que' mezzi che la ragione e la 





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coscienza e' impongono. Ripose ogni fidu- 
cia in Dio solo, che nciai tralasciò di pre- 
gare, e se di cuore, se lo immagini il 
lettore. S'offerse a Cristo pronta a tutto 
sacrificare per Lui, onori, sostanze e la 
vita stessa piuttosto eh' eziandio leggermen- 
te cedere e macchiarsi. Ne contenta di 
questo, pose mano a' fatti, e a quello fra 
gli altri, che dopo la grazia divina, è 
mezzo il pili necessario ed efficace a non 
cadere, fuggirsi cioè lontano dalT occasione, 
e subito. Partì con la cara sua istitutrice 
ed aja, e venner secretamente a dimorare 
in Palermo , dove sperava che lungi dal 
perfido insidiatore se la vivrebbe in pace. 
Avea quivi delle possessioni immense, e 
magnifica l'abitazione, qtiale si conveniva 
alla prima famiglia di questa metropoli e 
della Sicilia intiera. Ma se Ella ne acqui- 
stò gran merito, non però cessò di mo- 
lestarla l'impuro Consolare, il quale risa- 
putane di lì a poco la fuga e la dimora, 
raddoppiò le seduzioni , multiplicò i lacci 
da prenderla e farla sua. Intanto passò 
qualche mese in questo giuoco infernale, 
e il Pretore o non volle, o non potè ve- 
derla : forse per timor de' Parenti , tutti 
fiore di nobiltà e potenti assai, non s'ardì 
a tenerle dietro, se pure non fu astuzia 



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più fina, onde meglio riuscir neir intento, 
avendo come supplire per altrui mezzo. 
Agata che non s' era perciò mai addor- 
mentata , previde allora a che termine- 
rebbe l'affare, e s'apparecchiò senz'altro 
per la nuova battaglia che T aspettava. 

L'infame Pretore aveva tutto esau- 
rito, e già disperava non sapendo a quale 
altro mezzo di seduzione appigUarsi: la 
Giovane era ferma e irremovibile più che 
mai: restava solo l'estremo partito di co- 
stringerla con la forza, e a questo s'at- 
tenne. Un nuovo ferocissimo Editto del- 
l'Imperatore Decio tutto in esterminio de' 
Fedeli giunse appunto in que' giorni da 
Roma, e Quinziano se ne prevalse tanto 
più volontieri, perchè nasconderebbe me- 
glio la vergognosa passione: fu dunque 
inviato l'ordine d'arrestarla e di trasfe- 
rirla immediatamente a Catania. La valo- 
lorosa Donzella già da che fanciulla co- 
nobbe ed abbracciò la Fede, vi si era 
ben di proposito apparecchiata, comincian- 
do fin d'allora a nudrire magnanimi sen- 
timenti; né poteva dissimulare a se stessa 
il pericolo delle atroci persecuzioni che a 
que' tempi, sempre correvano, ora più, ora 
meno violente. AI presentarlesi infatti de' 
Ministri, niente sbigottita, ma franca e 



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» del corpo mio, di tutta me stessa. Deh 
» custoditenii dall' iniquo tiranno che s'è 
)) proposto e vuole per ogni modo di- 
» staccarmi da voi. Signore deh ricor- 
» divi che son vostra pecorella anch' io ! 
» Fatemi voi degna di vincere e trion- 
» fare. » 

Pili presto che non s'aspettavano tor- 
nò a' Ministri, alle cui mani ailegrissima 
si consegnava, e in lor compagnia s'avviò 
a Catania. Spettacolo di tenerezza più gran- 
de ne prima ne poi vide giammai la Si- 
cilia. Agata era l'idolo d'ogni cuore: avea 
splendidissima e numerosa la parentela : 
ognun s' immagini 1' universale commozio- 
ne di Palermo. Tutti, Cristiani e idolatri 
d'ogni età condizione e sesso vollero ac- 
compagnarla. Chi piangeva a cald' occhi , 
chi stupido per si brutale attentato non 
poteva dare sfogo neppure al dolore. Altri 
fremevano, e non impedì una ribellione 
aperta , che il tempo sol necessario a pre- 
pararla. Altri imprecavano ogni male al 
Tiranno: i Fedeli pregavano Dio che la 
sostenesse a mantenere Tonor della Fede. 
La valorosa Giovane alla testa di quella 
moltitudine sterminata e in mezzo alle 
Guardie, pregava anch'essa l'Amante suo 
e suo Signore Gesù Cristo. 




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(( Ecco (diceva fra sé, ma sì che l'udi- 
vano i più vicini) ho dovuto finora com- 
battere meco stessa e farmi terribile vio- 
) lenza a ributtare e vincere le impure 
suggestioni che tanto mi molestavano. 
) Il merito ò vostro, mio Dio, e ve ne 
) rendo perciò le più cordiali ed umili 
grazie. Ora poi riconfortata delT aiuto 
vostro, eccomi pronta a tutto.... Oh sì 
che volontieri incontrerò i tormenti e 
la morte per cont(^starvi che Agata vi 
f u , vi è , vi sarà sempre la più tenera 
e fedele amante, » 

Questa fu F orazione che replicò più 
volte tra le più dolci lagrime d'una pura 
allegrezza finché durò quel viaggio. 

S' erano oramai ben dilungati dalla 
Città , quando convenutole soffermarsi , 
prego! li caramente a tornarsene e si li- 
cenziò da essi. Prima però di lasciarli volle 
rassicurare i Cristiani della sua costanza 
nella Fede, ed esortare vivamente gl'idola- 
tri a professarla riconoscendo il vero e 
solo Iddio che in quel punto medesimo 
autenticava con un miracolo le sue paro- 
le; ed il prodigio fu, che in quello stesso 
momento nacque e crebbe a vista di tutti 
un arboscel d'ulivo silvestre su quel sasso 
arido e nudo, sopra cui si trovava. Un'altra 

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vo) ^8 (ly 

singolarissima circostanza della storia di 
questa Giovane abbiamo da s. Metodio Pa- 
triarca di Costantinopoli, che a belT ec- 
citamento delle nostre non dee tacersi. 
Quando si ama davvero un oggetto non 
si pensa che a quello, e non contenti 
d'amarlo noi soli, si vorrebbe che tutto 
il mondo T amasse. Tale è T ardore, tanta 
la smania, che non si parla fuorché di 
lui, non si trova sollievo e conforto che 
neir adoperar mille industrie per farlo ado- 
rare da ognuno. Sì, Agata al pari d'una 
Cecilia, d'una Martina, d'un' Agnese, d'una 
Caterina e di tante altre stupende Giovani 
della primitiva Chiesa, esercitava un vero 
Apostolato, quanto l'era possibile con ogni 
classe di persone , ma soprattutto con le 
uguali per condizione e per età; e quello 
che pur dee notarsi , con una saviezza , 
disinvoltura, industria, e discrezione am- 
mirabili. 

S' era già sparsa in Catania la voce 
dell' arresto d' Agata , e come fra poco vi 
giugnerebbe in mezzo agli sgherri. Ricor- 
divi di quanto sopra accennammo della 
stima e dell'universale affetto per questa 
Giovane impareggiabile. Anche qui la Città 
intiera si commosse, e a dispetto del Pre- 
tore che scoppiava di rabbia , volò ad 



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va) 4 9 c^ 

incontrarla con alla testa il fiore de' cit- 
tadini d'ambedue i sessi. Fra le donne 
singolarmente, le idolatre afflittissime della 
sua disgrazia , coni' esse dicevano , fra le 
lagrime si sforzavano di consolarla : le 
Cristiane alT opposto, godevano di tanta 
virtii lodandone a Cielo la generosità e la 
costanza , perchè non solamente avesse ri- 
cusato r empie nozze del Tiranno , ma 
neanche voluto sentirsene ragionare. Seguì 
rincontro poche miglia fuori della Città, 
e non ostante T ordine severissimo di non 
lasciarle avvicinare persona neppure de'suoi 
parenti più stretti, ciò nondimeno le pri- 
marie Dame della città, molte in numero 
e forse tutte Cristiane, pel titolo del loro 
grado, e pel danaro di che regalaron le 
guardie , ebber pienissima libertà di par- 
larle e di trattenersi con essa. Non è pos- 
sibile a dire , sol può immaginarsi , con 
quanta venerazione e tenerezza d' affetto 
vollero festeggiarla. Tutte , V una dopo 
r altra , secondo V usato da' primi Fedeli , 
corsero ad abbracciarla, e a baciarsi scam- 
bievolmente in fronte (in osculo sancto). 
Congratula vansi secolei dell' essere tor- 
nata fra loro, e l'animavano a compir 
degnamente V impresa : e siccome nel- 
la prima battaglia , dicevano , col fuggir 




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prontaniente avea superato T impudico per 
seeutore della sua onestà , così ora nella 
seconda ch'eziandio per la Fede avrebbe 
da sostenere, abbattesse quell'empio, spar- 
gendo se bisognasse da prode il sangue. 
Agata tutta consolata e fuor di se per tai 
sentimenti , che scorgeva in quelle brave 
sue pari « è già gran tempo, prese a dir 
» loro, da che tutte le speranze mie ho ri- 
» poste in Dio solo, il cui Figliuolo unige- 
» nito mi darà ogni forza ed aiuto per vin- 
» cere e trionfare. Forte della fortezza sua, 
» oh si che spero (anzi lo bramo vivamen- 
» te) di non temere le minacce, i tormen- 
» ti, le battitore del Tiranno, e la morte 
» stessa, comunque a lui piaccia di darmela. 

Era una Giovane brillante, senza Pa- 
dre, senza Madre, libera di se stessa, padrona 
di ricchezze immense, nel diciottesimo an 
no dell'età, venerata da ognuno, che par- 
lava in tal modo! Fu stolta o fu savia? 
l'ha indovinata o no? E' forse ora penti- 
ta, d'aver parlato, d'aver pensato, d'avere 
operato così? Di grazia una mano al pet- 
to.... sentitene la coscienza, e poi mi ri- 
spondete ma torniamo all'istoria. 

Così beatesi per alcun tempo insie- 
me, tutte col rimanente del popolo e con 
Agata alla tes|a in mezzo alle Guardie, 





--<^^a^f^' 



V2:) 24 (x:y 

ripresero la via di Catania. Vide allora 
Quinziano il pericolo d' una sollevazione 
imminente, conciosiacbè il popolo aman- 
tissimo della Vergine ;, ed i numerosi pa- 
renti di Lei ch'erano potentissimi col me- 
desimo , tutti in moto. Non cadde però 
d'animo, che anzi prevedutone il caso vi 
si era già apparecchiato con un'astuzia la 
più infernale. Avea congegnato tal machi- 
na, che la Giovane, e molto più una tal 
giovane , senza un miracolo della grazia 
non fallirebbe che non cadesse , e quel 
che è peggio, tutta spontanea e volontie- 
ri , senza offendere menomamente ne i 



parenti né il popolo. Simulò d' averle 
anch' egli una straordinaria venerazione, e 
perciò gran riguardi per Lei: e appunto 
come per onorarla convenieniemente al 
merito e all'alto lignaggio suo, die ordini 
che venisse alloggiata per maggior decoro 
presso una Matrona di nome Afrodisia 
nobile e famosa pur troppo nel guastare le 
più spiritose e avvenenti donzelle, e traf- 
ficarne. x4llora ne avea seco nove, tre delle 
quali sue figliuole, e immaginate voi se de- 
gne di tal Madre. I Demonj dell'inferno non 
avrebber saputo far meglio, anzi Favreb- 
ber perduta con queste inique. Perchè poi 
ne fosse più certo il riuscimento , v' era 



^:1J^^ 








v^ 22 d^ 

r ordine secreto, che sotto altri pretesti non 
si permettesse ad alcuno d'avvicinarsele, 
ne trattarla eziandìo forse per lettere. 
Qual terribile prova , qual pericoloso ci- 
mento fosse questo per Agata , non v' ha 
bisogno di conrimenti a intenderlo, nria Dio 
non abbandona mai, e non lascia infalli- 
bilmente perire chi, lungi dal presumere 
di sé stesso , ripone ogni fiducia in Lui , 
e adopera dal canto suo tutti que' mezzi 
che la ragione e la coscienza e' impongo- 
no: nò volontariamente s'è posto, ovvero 
trattiensi nelT occasione. Infatti per quante 
lusinghe, e intrighi e carezze le più lu- 
briche le si adoperassero continuamente 
intorno ( e si davvero che posero tutto in 
opera) non si lasciò mai smuovere, nò ce- 
dette d' un punto , ben conoscendo , che 
se si fosse resa eziandio in piccolissima 
cosa, avrebbe terminato suo malgrado col 
rendersi in tutto. Non fece come talune , 
che ferme al principio, sconsigliate da poi, 
o s' addormentano nel pericolo , ovver si 
lasciano a poco a poco ammollire, finché 
accortesi di non esser più di sé stesse ma 
conquistate , cadono al tutto d' animo , né 
s'ardiscono, come il potrebbono, dar volta 
indietro e uscire dal precipizio. Agata tutto 
all'opposto sempre fu vigilante, né tralasciò 






V2:) 25 c^ 

giammai cosa alcuna che potesse giovar- 
le : restò immobile come una rupe fra 
tanti assalti, e vinse. Un dì fra gli altri 
che coteste inique tutte in mostra di te- 
nerezza per Lei , la scongiuravano ad ar- 
rendersi, sicurandola delP immensa fortu- 
na e gloria e piaceri che conseguirebbe 
se si rendesse, e T ogni male e la crude- 
lissima morte che T aspettavano, se ostinata 
e caparbia resisteva; la fortissima Giovane 
tutta spirante fuoco » Ebbene ( sclamò ) 
» sapete che ho a dirvi ? che è tempo di 
» finirla una volta, e v'adoperate indarno 
» con queste ciancie e spauracchi : non 
» temo nulla , e nulla voglio. Son ferma 
» e immutabile, ne varrà chiunque a di- 
» staccarmi dal mio Signore Gesìi Cristo. 
» Non curo i piaceri, non temerò gli strazi 
M del mio corpo; anzi vivamente li bramo 
)) come il più squisito favore che mi si 
)) possa concedere. » Le lagrime poser fine 
alle sue parole; che durissimo le riusciva 
sopra ogni credere il doversi trovare fra 
quelle sozze compagne. Piangeva e pregava 
quasi continuamente, e quelle lagrime che 
avrebber commosse e intenerite le fiere, non 
ebbero alcun effetto con queste insensate. 
Passati i trenta dì prefissi, Piniqua custode in- 
vilì, e disperando affatto d'ogni riuscimento, 





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v£]D 24 (ly 

si protestò a Qui oziano che , ammollir le 
selci e liquefar come piombo inacciaio 
riuscirebbe assai più facile, di quello che 
questa giovinetta potesse ridursi a cedere 
né molto, ne poco. Io, disse, e le giovani 
mie, senza mai cessare un istante, e dì e 
notte ^ or tutte insieme, ora a vicenda non 
abbiam fatto altro che assalirla per ogni 
parte e in ogni modo possibile , e pur 
tutto fini a nulla. Le offrimmo, a vostro 
nome , gemme ed ornamenti preziosi , ve- 
stimenta d'oro tessuto, palagi e ville de- 
liziosissime, possessioni e mobili d'ogni 
specie, servi e damigelle senza numero, 
ma costei non ne fa alcuna stima, e pare 
anzi di tutt' altra natura che la comune e 
la nostra. Già se T aspettava Quinziano, ed 
avea riservato appunto per questo caso il 
por mano ai tormenti, co' quali o costrin- 
gerla finalmente alle voglie sue, ovvero 
martoriarla si, che ne morisse di spasimo; 
e ne avrebbe almeno le sostanze, quali 
già riputava siccome sue. Tutto spumante 
di rabbia volle subito cominciarne formal- 
mente il processo, e mandò condurlasi nel 
Pretorio. Eccone V interrogatorio con le 
risposte a parola. » 

Q. Di quale condizione sei? 

A. Non solamente sono di condizione 







v^:) 25 ce^ 

libera, ma di nobilissima stirpe, come può 
attestarlo la numerosa ed illustre paren- 
tela che ho : sono inoltre nata di Genito- 
ri non solo nobilissimi, ma eziandio ric- 
chissimi. 

Q. Se tu sei adunque d' ingenua e no- 
bile condizione, perchè t'avvilisci così, ed 
usi modi sì bassi? 

A, Sono seguace ed ancella di Cristo, 
perciò mi diporto a questo modo. 

Q. Se veramente sei libera e nobile , e 
perchè mai ti raffermi serva ? 

A. Perchè la nobiltà e libertà nostra 
consiste nelP essere e nel mostrarci anche 
veri servi di Gesù Cristo : di che , lungi 
dal vergognarcene, anzi ce ne gloriamo. 

Q. E che vorresti tu dire con questo? 
Noi dunque che detestiamo la servitù del 
tuo Cristo, sarem forse privi di libertà 
venerando i nostri Dei ? 

A. Sì appunto voi siete veri e reali schia- 
vi de'Demoui, delle creature più vili ed 
insensate quali sono i metalli ed i sassi, 
cui voi stolidi adorate , mentre dovreste 
adorare solamente il vero Dio. 

Q, Eh guardati bene siccome parli, giac- 
ché poi ti converrà a punta di tormenti 
pagare i! fio delle bestemmie che ora pro- 
ferisci contro gP Iddii. Innanzi però che 




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v2) 26 qlV 
tu ne faccia V esperimento , vorrei saper 
da te per qual motivo disprezzi le sacro- 
sante cose de' medesimi nostri Dei. 

A. Eh Quinziano.... non voler dire de- 
gli Iddii, ma di piuttosto de' Demoni, non 
essendo altro in sostanza che Demoni co- 
loro^ r effigie de' quali voi fabbricate in me- 
tallo, e le indorate se di marmo e di gesso. 

Q. Oh finiscila : fa senno e sacrifica 
agi' Iddii , altrimenti sarai lo scorno del- 
l' illustre tua parentela , ti farò cacciare 
ili prigione co' più vili malfattori : e poi 
saprò ben io acconciarti con supplizi tali, 
che ti converrà poi cedere. Stolta, fa dun- 
que senno, e da nobile pari tua sacrifica 
agli Dei onnipotenti. 

A. Che Dei onnipotenti!... Sia pur tale 
la moglie tua qual fu Venere, e tu imita 
pure il tuo Giove. Io non mi vergogno , 
anzi mi glorio di confessare la Fede di 
Gesù Cristo. 

A queste parole tenendosi per offeso 
Quinziano, la fece quivi stesso schiaffeg- 
giare e frustare come una fante vilissima, 
poi soggiunse: 

Q. Impara o temeraria, ad ingiuriare il 
Pretore. 

A. A cui Agata tranquilla sì, ma co- 
raggiosa e franca « tu hai detto che gli 







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va:) 27 c^ 

Iddii tuoi son tali veramente: ebbene do- 
vresti anzi riputarti onorato, avendoti au- 
gurato io, che tu e la donna tua dive- 
niate quel che sono Venere e Giove. Mi 
meraviglio bene che tu non voglia divenir 
simile agli Dei, ed essere annoverato fra 
loro, e vivere siccome essi. Questo f ho io 
bramato, e tu rabbioso m'hai fatta crudel- 
mente frustare. 

Q. A quanto pare, non sei ancor sazia , 
e brami più squisiti tormenti, non la vo- 
lendo finire di ingiuriarmi. 

A. Io stupisco come mai un personag- 
gio tuo pari e della tua età sia così stolto 
ed incoerente con se medesimo, che tenga 
per Dei coloro, la vita de' quali non vor- 
rebbe che imitasse la moglie sua, e si 
stimi oltraggiato nel sentirsi dire che viva 
imitando T esempio loro. Se sono veri Dei, 
t'ho onorato io, augurandoti un gran be- 
ne; se poi detesti il loro consorzio .... tu 
la senti con me , e in tal caso devi con- 
venir meco, che a voler maledire alcuno 
non potrebbe augurarglisi peggior malanno. 

Q. Oh alle corte: verremo a' fatti. tu 
ti rendi e sacrifichi, ovvero io ti farò spi- 
rare ne' tormenti. 

A. Oh il buon uomo che sei! fa pure 
quanto ti piace. Se manderai contra me 





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V£D 28 

le fiere, queste diverranno subito man- 
suete air udire il nome di Gesù Cristo: se 
mi farai gittar nel fuoco , gli Angioli suoi 
mi ristoreranno di celeste rugiada: se fa- 
rai percuotere, e piagar le mie carni, il 
S. Divino Spirito, che è spirito di veri- 
tà , e di salute, penserà ben' Egli , non 
dubitare, a liberarmi dalle tue mani, e a 
rendermi sana. 

Confuso il Tiranno non sa piii che 
si dire, quindi tutto agitato e rabbioso co- 
manda che suir istante venga sepolta in un 
carcere sotterraneo. Neir atto stesso che 
ve la conducono, le tiene dietro per un 
momento e le dice: 

Q. Agata pensaci bene, ravvediti , e ren- 
diti una volta, perchè altrimenti t' aspettano 
gran tormenti. 

A. Tu Ministro delP Inferno, tu hai da 
pentirti e da renderti ad adorare, e ser- 
vire il vero Dio, affine di evitare gli e- 
terni supplizi che già ti sono preparati. 

Così terminò questo primo interrogato- 
rio. Agata frattanto allegrissima entrò nella 
sotterranea caverna, con sommo giubilo del 
suo cuore, quale sposa che giunga final- 
mente alle tanto desiderate nozze, ed a con- 
vito gratissimo. Tutta consolata se ne ral- 
legrava seco, e raccomandavasi al suo Sposo 




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va:) 29 ce/ 

perchè la sostenesse fino a dorgli la vita 
e '1 sangue, nella pugna che combatteva 
per suo amore. 

Nel dì appresso Quinziano se la fé' ri- 
condurre nel medesimo luoffo, e cominciò 
in tal modo il secondo interrof^a torio. 

Q. Ebbene Agata, hai pensato a' casi 
tuoi, alla tua salute? 

A. Sì ^ Gesù Cristo è tutta la salute mia. 

Q. Eh quando la finirai tu con questo 
nome sciocco. Rinunzia a Cristo, e venera 
gPIddii nostri. Sei pur leggiadra e bella 
sopra tutte, e nel fior degli anni ! e per- 
chè distruggere una gioventù così florida, 
e voler finire innanzi tempo con una morte 
sì penosa e disonorante? 

A. Tu devi rinunziare agP Iddii tuoi , 
pietre metalli e legna insensate. Riconosci 
piuttosto e adora il tuo Creatore vero e 
solo Dio, il quale non voluto da te rico- 
noscere, saprà ben punirti con indicibili 
spasimi , e tormenti eterni. 

A queste parole il Pretore non sa più 
contenersi, e furibondo come una tigre, 
grida che posta sulF equuieo venga stra- 
ziata per ogni modo. Pensi il lettore quale 
spasimo dovette esser questo per una di- 
licatissima giovane di J6. in 4 8. anni, che 
stirata da quella macchina a più riprese, 







va^ 50 d^ 

ebbe i nervi e le giunture per Io meno 
slogate. Ma come questo fosse uno scher- 
zo, le fece prima incidere e tagliuzzare il 
corpo con acutissime punte diaccialo, e con 
infinito dolore della Vergine, che per cento 
morti non avrebbe voluto esser veduta da 
occhio umano in quelT atto. Poi non an- 
cor sazio di tormentarla , le fa spietata- 
mente applicare delle lastre di ferro bo- 
glienti dal fuoco. Questo mostro disumano, 
frattanto ch'altri n'eseguiva gl'ordini, e- 
rale continuo all'orecchio a stimolarla, e 
dicevale : 

Q. Agata muta pensiero, altrimenti non 
avrai più tempo. » E la fortissima Ver- 
gine a lui : 

À. Mutalo tu.... oh so dirti che gitti le 
parole al vento: i tuoi supplizi mi recano 
anzi piacere , e mi danno la vita. Sappi 
che a me tal diletto recano le tue pene, 
ne gioisco ed esulto come chi avesse o 
ricevuto dolcissima e sospirata novella, o 
veduta e riabbracciata finalmente persona 
aspettatissima da molti anni, o ritrovato 
de' gran tesori. Come il frumento non può 
riporsi ne' granaj , se prima col pestarlo 
non sia ben purgato de' gambi e delle cor- 
teccie, così appunto l'anima mia non può 
entrare trionfante in Cielo , se prima non 

^^C)^J^_ o.^^^ 




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m'avrai fatto lacerare il corpo da' tuoi 
carnefici. 

Inferocito maggiormente per vedersi 
confuso e superato da quella, che pur vo- 
leva domare a qualunque patto, comandò 
che suir istante alla sua presenza venisse 
tormentata nelle più risentite parti del 
petto , nelle mammelle. 

Gliele abbrancarono difatti con gran- 
di tenaglie di ferro, e dopo mille sforzati 
contorcimenti, sì che già pendevano quasi 
strappate, glie le recisero col coltello. 

Pensate voi lo spasimo inesprimibile 
di questa vaghissima e delicata giovinetta, 
che assai più straziata per vedersi così 
esposta agli occhi ed alle mani di que' sozzi 
animali, piena di giusto sdegno rivoltasi 
a quel mostro di Pretore, cominciò a dir- 
gli » Empio, crudele, spietato tiranno, non 
» ti sei arrossito di tormentare da disu- 
» mano, e troncare in una giovane quella 
)) parte sì dilicata che te pure alimentò 
» bambino, e succhiasti nella madre tua? 
» Sì , fa pur quel che vuoi di quelle del 
» mio corpo; quanto però a quelle del- 
» r animo che serbo interissime e imma- 
» colate, e quali fin dalP infanzia conse- 
)) crai già al mio Signor Gesù Cristo , tu 
» non potrai privarmene. » 



QS^'Dpoo occJCS^i 






^)^yyo- 



V2; 52 CI3/ 

Così frastagliata, lacerata, mutilata e 
pesta venne ricondotta in carcere, con or- 
dine però espresso che niun Medico si la- 
sciasse entrare a curarla, ne veruna sorte 
di cibo e bevanda le fosse data. Erano 
forse circa le sette ore da che Agata era 
rientrala nel carcere , quando verso la 
metà della notte vede a sé venire come 
dalla porta un Vecchio di venerabile aspet- 
to, e innanzi a lui con doppiere acceso 
un vago fanciullo. Portava seco varie spe- 
cie di medicine, e come fosse Medico ve- 
ramente cominciò a dirle » 

Agata, sebbene t'abbia così straziata 
cotesto iniquo Consolare, tu però T hai 
molto più tormentato con le belle risposte 
tue: e non ostante che t'abbia fatto atta- 
nagliare, contorcere^ e troncar le mam- 
melle, egli però molto più verrà straziato 
nelle sue, che gli si riempiranno d' ama- 
rissimo fiele, e per sempre. Ciò nondime- 
no perchè io mi vi trovai presente a quel- 
r ora , mentre queste cose soffrivi , e le 
vidi con gli occhi miei, ho pensato meco 
stesso come potrebber guarirsi coteste due 
piaghe massimamente del petto. 

La Giovane, sempre nella persuasio- 
ne che questi fosse un pietoso Medico ve- 
nuto a curarla » non ho mai permesso, 






-oc<r. 



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v£D 55 'Cóy 

» rispose, che venisse trattato da Medico 
» umano il mio corpo; nò ora lo permet- 
)) terò benché lacera e piagata a questo 
» modo, parendomi brutta e sconveniente 
» cosa perdere adesso sì belP ornamento, 
» cui mantenni sempre fedele sino dal- 
» r infanzia. 

Allora dolcemente sorridendo il Vec- 
chio )) Sappi, disse, che sono Cristiano an- 
» ch'io: eh poi sì che spero ad ogni modo 

» di risanar le tue piaghe non te ne 

» dar pena, o figliuola, ne devi arrossir- 
» tene , che io saprò ben farlo con de- 
» cenza. — Agata niente arrendevole per 
tutto ciò » anche per molte altre ragioni 
» giustissime, soggiunse, non lascierò che 
» tu mi curi. Tu sei molto innanzi negli 
» anni , ed io benché giovinetta , ho per 
» altro così rovinato e quasi distrutto il 
» corpo, d'averne tutt' altro che stimoli 
» impuri. Ma con tutto questo non ti per- 
» metterò giammai di curarmi , che la mo- 
» destia m'è troppo a cuore. Te ne sono 
» però obbligatissima , e te ne rendo le 
» più sincere ed affettuose grazie che per 
» me si possano , venerando Padre , men- 
» tre ti sei degnato di venire in questo 
» luogo all'opera caritatevole di guarirrni. 
» Non voler, di grazia, prendere in sinistro 



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V2; 54 (23/ 

)) la mia renitenza , perche sono irremo- 
» vibile nel proponimento mio di non vo- 
» lere medicamento umano qualunque sìa. 

» E perchè, tosto riprese il Vecchio, 
» non vuoi tu permettere che io ti curi? 
Ed Agata a lui » perchè ho il mio Signore 
» e Salvator Gesii Cristo, il quale con una 
» sola parola può rendermi perfettamente 
)) sana: Egli se vuole, può certamente far- 
» lo. — Ebbene, soggiunse il Vecchio sor- 
ridendo con un'aria di mistero » Appunto 
» Egli mi ti ha inviato: Agata, sono TApo- 
» stolo e Vicario suo, ed ecco che nel suo 
» Nome appunto -{- tu se' sana. » Ciò detto, 
come un lampo disparve, e Agata tra giu- 
bilante e confusa per tanto favore si pro- 
strò immantinente a ringraziarne il suo 
Signore e suo Sposo Cristo , e diceva » 

» Sì vi ringrazio, o mio Signore Gesù 
» Cristo, della tanta degnazione ed affetto 
)) mostratomi, nel ricordarvi di me col- 
» r inviarmi l'Apostolo e Vicario vostro, il 
» quale oh quanto m' ha confortato e ri- 
» creato il cuore ! 

Dopo questa breve ma infuocata ora- 
zione come ritornando in sé riguardò le 
sue piaghe, e non credendo quasi agli oc- 
chi suoi trovossi perfettamente sana, e col 
petto interissimo. Ma qui non ebber fine le 



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V2:) 55 (ly 

maraviglie. Nel punto stesso in che era 
scomparso l'Apostolo una luce immensa tut- 
ta celeste avea cominciato a risplendere nel 
tenebroso carcere, e i custodi presi dallo 
spavento V aveano abbandonata. V erano 
altri rei in altre stanzuccie di quel mede- 
simo luogo, i quali vedendo come quella 
d' Agata fosse aperta , già tutti pieni di 
venerazione per Lei esortaronla vivamente 
a fuggirsene : ma Agata noi volle , per 
quanto anche forse con lagrime ne la pre- 
gassero; e tolgalo da me Iddio, disse loro, 
ch'io mi privi di sì bella corona, e com- 
prometta alcuno. Con V aiuto del mio Si- 
gnor Gesù Cristo figliuolo di Dio vivo, che 
m'ha sanato il corpo, e tanto consolato 
lo spirito, son ferma e decisa di rimaner- 
gli fedele e confessarne la Fede sino alla 
morte. Passali così quattro giorni voile 
Quinziano nuovamente udirla, ed eccoci 
al terzo ed ultimo interrogatorio. 

Q. E fino a quando seguirai ostinata a 
infuriare e resistere a' decreti degli invit- 
tissimi Principi? Sacrifica agli Dei, o che 
tu soffrirai tormenti ancora più atroci. 

A. Oh quanto vane e stolte sono le tue 
parole, iniqui sono e pestiferi da infettar- 
ne r aria stessa gli ordini de' tuoi Princi- 
pi ! Chi adora i legni e i sassi non può 





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vsD 5G (:£y 

esser altro che uno stolido. Vedesti pure 
troncate per ordine tuo le mie poppe : 
ebbene altre ne ricrebbero in luogo loro. 
E dopo ciò , chi vorrà implorare V aiuto 
di una pietra insensata, e non piuttosto il 
vero Dio, che in un attimo s'è degnato 
sanarmi perfettamente delle piaghe fattemi 
per tuo comando ? 

Q. E chi adunque t' ha curata e gua- 
rita a questo modo? 

A. Gesii Cristo figliuolo di Dio vivo. 

Q. E sempre di nuovo sei col tuo Cri- 
sto, cui abbomino e inorridisco del solo 
nome, 

A. Tu fa quel che vuoi : io sì che lo 
riconosco e confesso col cuore e con la 
lingua il mio Signor Gesìi Cristo, e non 
tralascerò giammai di glorificarlo. 

Q. Ah sì ? Ebbene vedremo adesso se 

il tuo Cristo sarà buono da salvarti « 

Dietro un ordine fulminante del Pretore 
venne sul momento spogliata delle vesti, 
e nudata senza pietà, fu distesa e con furia 
qua e là trascinata sopra un terribile strato 
di carboni ardenti misto a rottami acutis- 
simi. Mentre i carnefici V eseguivano con 
tanto strazio e afflizione della pudica don- 
zella, pose la mano Iddio a finirla con 
queir empio. Un orribile tremuoto si fé 







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vsD 57 (ly 

sentire all' istante, e cominciò dallo schiac- 
ciare sotto le rovine di un muro Silvano 
e Falconio i due intimi confidenti del Pre- 
tore, e principalissimi consiglieri delle tante 
crudeltà usate verso la S. Giovane. Anche 
la città intiera fu scossa dalle fondamenta, 
e con tanta violenza che i cittadini tutti 
vedendo chiaro da cui venisse, e per qual 
motivo quel disastro, accorsero al Tribu- 
nale spirando fuoco e minaccianti della 
vita Quinziano e i suoi. Ma il barbaro 
non li aspettò, che sbigottito dal tremuoto 
e dalTattitudine minacciosa del popolo, fat- 
tala ricondurre in tutta fretta alla carce- 
re, egli per una porticella secreta nel di 
dietro del Palazzo, raccomandandosi alle 
sue gambe, se ne andò alla malora e corse 
a nascondersi. Fu questo l'ultimo dì della 
vita di questa beatissima Giovinetta , che 
appena rientrata nel carcere tutta fuoco 
di carità e anelante di riunirsi alT Amante 
suo e suo Signore Gesù Cristo , pregollo 
teneramente d' ormai chiamarla a sé nel 
Cielo. « Signore , cominciò a dire , che 
» m'avete creata, e custodita sempre fin 
»» dairinfanzia, e avete fatto distaccare il 
» mio cuore da ogni amore men puro e 
» retto, che preservaste il mio corpo d'ogni 
» rea suggestione e macchia : che mi faceste 




'^y/D^y^- 







vcp 53 rcy 

» superare i tormenti , le catene , i cep- 
» pi, il ferro ed il fuoco del Tiranno, 
» e mi donaste pazienza nel sofferirli : 
» deh Signore, ricevete ora T anima mia 
» nel vostro gaudio, poiché sembrami tem- 
» pò ch'io lasci questo secolo, e venga a 
» benedire in eterno le vostre Misericor- 
» die. Amen. A quesf ultima parola volò 
queir anima generosa in seno a Dio nel 
giorno quinto di Febbraio V anno di Cri- 
sto 251., governando la Chiesa l'illustre 
Pontefice e Martire s. Cornelio. Così visse 
e così terminò questa Giovane impareggia- 
bile modello alle sue pari d'ogni virtù 
Civile, Morale, Evangelica conveniente al 
suo sesso. 

Risaputane la morte , popolo e no- 
biltà, uomini e donne di qualunque età 
volarono tutti alla carcere: fu in somma 
un vero trionfo che Agata riportava, e per 
essa la Fede. 

Ne tolsero con affetto e venerazione 
il corpo ed ora più che mai presi del l'eroi- 
ca sua virtù non sapevano distaccarsene. 
Infatti a Lei si deve T intiera Conver- 
sione di Catania alla Rehgione di Cristo: 
imperciocché laddove in vita colT ammi- 
rabile complesso di tante doti, con la sua 
virtù, co' suoi discorsi pieni di saviezza e 





V£D 59 C£y' 

dì soavità avea tanto contribuito a farla 
rispettare, amare e professare eziandio da 
molti; con T eroica morte li confermò e 
ne accrebbe il numero; e un anno dapoi 
con un deciso e strepitoso miracolo che 
ne testificava la gloria, e per conseguente 
la potenza del vero Dio, per cui amore 
avea data la vita , finì col ridurli tutti a 
professare il Vangelo. Ecco di che fu ca- 
pace una Giovane italiana di circa 48. an- 
ni, nobile, ricca, libera di se stessa, spi- 
ritosa, e bella come un Angiolo! Secondo 
l'usato a que' tempi , alle sole ^Matrone 
nobili e piìi specchiate venne affidata la 
cura di acconciarne le verginali spoglie. 
Consisteva questo pio ufficio nel lavarne 
ben bene con acque odorosissime il cor- 
po, e quindi ungerlo ripetutamente con 
balsami ed aromi, come appunto usavano 
gli Ebrei; e ne abbiamo il fatto delle pie 
donne col Redentore. Mentre adunque 
quelle buone signore erano alP opera in 
luogo appartato e chiuso, ecco all'improv- 
viso entrar dalla porta un vaghissimo gio- 
vane tutto sfolgorante di luce e dopo lui 
in bell'ordine, meglio di cento altri fan- 
ciulli con candidissime vestimenta. Tutti 
ristettero , quelle estatiche per la ma- 
raviglia , questi per rispetto. Il Giovane 








VQ^ 40 CB/ 

condottiero allora con in mano una lastra 
di marmo scritta, si fece innanzi, ed avvi- 
cinatosi riverente all'arca , ve la ripose alla 
testa d' Agata ; poi aspettato fin che si 
chiudesse, tutti disparvero. Per quanto se 
ne cercasse di poi, chi fossero, di qual 
paese, non fu mai possibile risaperne una 
sillaba, onde come è notato negli Atti, 
tutti credettero indubitato il condottiero 
essere stato V Angiolo che V aveva in cu- 
stodia , e d' Angioli parimente lo stuolo 
che '1 seguitava. 

Vorrà ora sapere, e con ragione, chi 
legge, dello scritto nella lastra di marmo, 
e come terminasse il Pretore. Mentem san- 
ctam-spontaneum honorem Deo-et Patriae li- 
berationem : erano queste le parole scolpite 
sul marmo. La lingua in che sono scrìt- 
te, come ognun vede, è la latina, volgare 
a que' dì e parlata generalmente , come 
oggi fra noi l'itaUana. Quanto al signifi- 
cato, ne lasciamo ad altri T interpretazio- 
ne: forse allude alla verginale purezza di 
mente e di corpo serbata perfettamente 
dalla S. Giovane; al sacrifizio spontaneo 
della vita offerto a Dio; e alla protezione 
che avrebbe sempre dal Cielo de' suoi amatis- 
simi concittadini. Così pare che l'intendes- 
sero allora non solo essi, ma universalmente 



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-^-^<^Q^fì^ 



i popoli della Sicilia, perchè, come dico^ 
no gli Atti « hanc scripturam divulgantes 

3ui viderant, omnes Siculos sollicitos red- 
iderunt, et tam ludaei, quam etiam Gen- 
tiles iinanimes cum Christianis comuniter 
coeperunt venerari sepulcrum ejus. 

Ma veniamo al Pretore. Risaputa co- 
stui la morte d'Agata, e come venuto 
meno il bollore del popolo tumultuante, 
non pensò che ad usurparsene le sostan- 
ze, ed abbiamo pure dagli Atti che « erat 
opulenta mmis. Ma onde non incontrare 
difficoltà da' parenti, i quali un qualche 
giorno avrebbero forse potuto vendicarsi 
di lui, pensò l'ingordo d'antivenirli facen- 
doli tutti prigioni. Con tale intendimento 
presa seco l'intera Coorte di 600. soldati, 
s'avviò con essi a Palermo; ma a questo 
punto l'aspettava Iddio, appunto per sal- 
darne tutto insieme i conti, e degnamente 
secondo i meriti. Scorre poco lungi da 
Catania un fiume detto allora Psimmeto, 
che oggidì è probabilmente la Giarretta. Or 
mentre sopra un naviglio lo trapassava Quin- 
ziano con l'equipaggio d'uomini e di ca- 
valli, due di questi (e forse erano per 
r immediato servigio suo) tutto all'impro- 
viso impennarono, e come invasati dal 
Diavolo, l'uno afferrato co' denti il padrone 








v!2:) 42 dy 

ormai lo soffocava, mentre Taltro in posi- 
zione diversa cominciò a fulminarlo co'calci 
e sì rabbiosamente, che strappatolo dalle 
zanne del compagno lo scagliò nel fiume, 
dove con Panima si perdette anche il corpo. 

Così ebbe fine questa commovente 
tragedia, né alcuno s'ardì più menoma- 
mente recar molestia apparenti della Gio- 
vane, che per dritto legittimo si godettero 
in pace quanto loro spettava. Anzi tale ne 
surse un timore negP Idolatri forse prima 
contrari, e tanto crebbe la venerazione 
per la santa Martire eziandio fra gli Ebrei, 
che la Religione Cristiana ne guadagnò 
immensamente. 

Ma quel che finì di ridurre a Cristo 
r intiera città di Catania, ed a propagarne 
mirabilmente la Fede in Palermo e per 
tutto altrove in quell'isola^ fu uno stre- 
pitoso miracolo che, siccome già accen- 
nammo, operò di lì ad un anno in testi- 
monianza della Religione Cristiana, del suo 
affetto per essi , e del quanto dipoi a Lei 
ricorrendo, se ne potessero ripromettere. 
Era r ultimo giorno di Gennaio del 252. 
quando verso sera cominciò TEtna a dare 
indizi spaventosissimi d'imminente eruzione 
dal Vulcano. Un sordo e cupo muggito 
sotterra , dense colonne di fumo affatto 





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straordinarie, e lingue orribili di vive fiam- 
me che s'innalzavano dal Cratere, sem- 
brava ne minacciassero l' estrema rovina. 
In fatti nel dì appresso scoppiò e ruppe 
qual furioso torrente , e nel giorno quin- 
to di Febbraio anniversario della morte 
d'Agata, tutto si rovesciò sopra Catania. 

Era un fiume immenso d'ardentissima 
lava, che quanto incontrava, piante, maci- 
gni di vivo sasso, tutto distruggeva o ren- 
deva liquido come cera. In tanta costerna- 
zione e pericolo, uno fu il pensiero di 
tutti « si ricorresse ad Agata v e ad Agata 
tutti ricorsero sul momento portandosi al 
di Lei sepolcro, uomini e donne senza di- 
stinzione di Religione , d' età , di condi- 
zione e di sesso. Dischiusane V Arca ne tol- 
sero il velo coprente le verginali spoglie, 
e con esso spiegato piangendo e pregando 
si fecero incontro al torrente devastatore. 
Giuntivi d' appresso fermaronsi pieni di 
fiducia nella S. Martire, e al momento i- 
stesso, come per incanto, cessò l'eruzione; 
quella piena immensa di fuoco s'avviò per 
altre strade, e la città fu salva. 

Qui ha fine la storia d'Agata descritta 
negli Atti sinceri riportati dai Bollandisti; 
e noi così, com'è, genuina e contestata da 
testimoni oculari la presentiamo agl'Italiani 






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V£T) 44 QO,' 

come tipo di vera Fede Cattolica, e alle 
giovani singolarmente perchè loro serva di 
modello su cui formare la mente ed il 
cuore. Apprenderanno da Lei in che real- 
mente consista la vera pietà, lo spirito vero 
deir Evangelio, il vero amor patrio, la vera 
civiltà e gentilezza. Come la Religione non 
sia poi un martirio del cuore umano, se- 
condo che talune ingannate, perchè non 
ne fecero mai di proposito T esperienza , 
si persuadono: che anzi con una discre- 
zione ammirabile lungi dair attutire le più 
brillanti qualità della mente e del corpo, 
le più care affezioni, purché oneste, del 
cuore, le convenienze del viver civile, della 
condizione e del sesso, Ella le sa mirabil- 
mente unire alla virtù più eroica, le per- 
feziona, quasi le divinizza, e le rende im- 
mensamente più amabiU e più benefiche. 
No, none la danza, la musica, la civet- 
terìa, non sono i romanzi e i teatri che 
possano rendere una giovane T ornamento 
e la gloria della sua patria, la felicità e la 
gioja d^una famiglia. I recenti fatti e le 
circostanze presenti della nostra Italia ce 
ne forniscono a sufficienza delle prove ahi 
troppo vergognose e umilianti! Chi più in 
fatti ha onorato T Itaha , Agata e con essa 
una Cecilia, una Martina, un' Agnese, una 







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Lucia, un'Agape, una Cristina, una Fo- 
sca, e mille altre Giovani tutte nostre, so- 
migliantissime a queste; ovvero le tante 
Veneri sfacciate o ipocrite, e quelle ridi- 
cole Amazzoni poco fa tutte smaniose per 
la patria? Si contrappcsino senza passione, 
se ne bilancino i pregi e interni della 
mente e del cuore , e quelli anche esterni 
della persona; la magnanimità, la fortez- 
za, il candor de' costumi, la carità verso 
il prossimo, la cultura dell' ingegno, la gen- 
tilezza vera de' modi ; e poi si vedrà se 
quelle o queste l'abbiano veramente ama- 
ta ; e se delle prime ovvero delle seconde 
deve gloriarsi l'Italia, non già Musulmana 
o Protestante, ma civilizzata e Cattolica. 
Faccia il Cielo che 1' ora del disinganno sia 
giunta, almen sia prossima a giungere 
per questa nostra tradita patria; e le Gio- 
vani italiane ammaestrate dall' esperienza 
passata, dietro 1' esempio delle antiche co- 
me Agata, ne' vari stati in cui vorrà col- 
locarle la Providenza, di figlie, di sorelle, 
di spose, di madri , ne ristorino per quan- 
to lor s' appartiene e in ogni modo possi- 
bile , i vituperi e le perdite, i traviamenti 
e le rovine.